Nasi artificiali sugli alberi: come riescono a fiutare gli incendi?

Negli ultimi anni, sono nate numerose innovazioni tecnologiche per la tutela dell'ambiente: ecco i "nasi artificiali" installati in Sardegna.

Maria Ida Romeo
Maria Ida Romeo
Nata nel 2000, studiosa di giornalismo e amante del teatro, fa della comicità il suo sguardo sulla realtà. Sempre in bilico tra carta e scena, crede che le storie migliori nascano dagli imprevisti.
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Proteggere la natura, con la sua biodiversità, è un atto di responsabilità, rispetto e amore verso il nostro pianeta e le generazioni future. Negli ultimi anni, sono state sviluppate nuove strategie e innovazioni tecnologiche che aiutano l’uomo a tutelare l’ambiente in modo più semplice, efficace e soprattutto sostenibile.

In Sardegna, per esempio, sono stati installati nei boschi di Santu Lussurgiu dei “nasi artificiali” che, attraverso particolari sensori, riescono a rilevare e contrastare gli incendi prima che si sviluppino del tutto.

Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’associazione di ripristino ambientale no profit Medsea, l’azienda tedesca Dryad Networks e Vodafone UK, rappresenta una preziosa rivoluzione per intervenire e prevenire tempestivamente la distruzione della flora e fauna di determinate aree.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

“Nasi artificiali”, quando nasce l’idea?

L’idea dei “nasi artificiali” viene sviluppata a seguito del grande incendio del Montiferru avvenuto nel 2021, durante il quale persero la vita migliaia di animali e vennero bruciati più di tredicimila ettari di terra. Le cause del suo scoppio sono ancora poco chiare. Probabilmente si è trattato o dell’insieme di siccità, vento scirocco e temperature oltre i 40° C o di un’azione dolosa.

Oggi, a distanza di quattro anni, la vegetazione sta lentamente rinvigorendo e le volpi, i cervi, i cinghiali e le altre creature stanno riavendo la propria tranquillità. Ciò dimostra che in caso di disastri simili, la natura fa fatica a riprendersi e ha bisogno di molto tempo prima di riuscire a tornare come prima.

L’obiettivo del progetto è proprio quello di prevenire eventuali incendi e proteggere le varie specie animali.

Come funzionano i “nasi artificiali”?

I “nasi artificiali”, non sono altro che dei sensori installati a 3-4 metri di altezza sugli alberi, con una durata di circa 15 anni e un costo inferiore ai 100 euro. A proposito del loro funzionamento, Carlo Poddi, agronomo e referente di Medsea spiega:

Rilevano parametri ambientali quali la concentrazione di monossido di carbonio e idrogeno, la temperatura, l’umidità e la pressione atmosferica.

Quando inizia un incendio, i sensori registrano le sostanze chimiche rilasciate dalla combustione. I dati raccolti vengono poi inviati automaticamente a un sistema di Intelligenza Artificiale, capace di captare le anomalie e inviare allarmi ai servizi di emergenza, permettendo una risposta rapida.

Finora, in Sardegna, la prevenzione degli incendi si basava su metodi tradizionali, come il controllo visivo. Durante la stagione ad alto rischio, da inizio giugno a fine ottobre, i barracelli si posizionavano nelle torri di osservazione per rintracciare il fumo con i cannocchiali.

Questo metodo era lento, mentre il nuovo meccanismo dell’Intelligenza Artificiale, combinata a droni dotati di telecamere, riesce a fornire informazioni in tempo reale ai servizi di protezione civile.

In generale, i programmi di AI stanno cambiando il modo di gestire le foreste. Anche se ci saranno dei miglioramenti futuri, alcuni modelli già usano i dati satellitari per capire il tipo di materiale che sta bruciando, quali sono i roghi attivi e prevedere come e dove si diffonderanno le fiamme.

Perché è importante questo modello?

La maggioranza degli incendi è causata dall’uomo, attraverso attività come l’agricoltura, incidenti o atti dolosi. Alcuni di essi vengono addirittura appiccati per abbattere intere foreste o terreni. Come afferma Emilio Chuvieco Salinero, docente di Geografia all’Università di Alcalá e direttore del progetto Fire CCI dell’Agenzia Spaziale Europea:

Il rischio di incendio dipende da due fattori principali: l’innesco e la propagazione.

Quest’ultima, dipende da fattori come le condizioni metereologiche, la topografia e il carburante.

Entra in gioco l’importanza dell’Intelligenza artificiale: può essere personalizzata in base alle specifiche condizioni ambientali di ogni area. Questo significa che i “nasi artificiali” progettati per Santu Lussurgiu non possono essere adoperati in altri boschi, date le differenze.

A tal proposito, Carlo Poddi continua dicendo:

I prossimi passi nell’applicazione della sensoristica mirano a consolidare e ampliare il sistema di rilevamento precoce degli incendi, con un’attenzione particolare alle aree costiere e alla protezione delle pinete litoranee.

Maggiore sarà la diffusione della sensoristica sul territorio, maggiore sarà la loro efficacia nel prevenire e mitigare il rischio di incendi.

E l’Unione Europea?

Per combattere rapidamente gli incendi e limitarne i danni, l’Unione Europea ha stanziato dei fondi per l’utilizzo di strumenti satellitari di osservazione e prevenzione. Tra questi c’è il Meteosat di terza generazione, che può individuare eventuali roghi presenti in Europa ogni 2,5 minuti.

Sono stati introdotti anche:

  • sensori ottici per misurare la riflettanza dell’acqua e i cambiamenti di temperatura
  • lidar per determinare l’ampiezza delle fiamme e quali aree della vegetazione bruciano
  • radar per intervenire con precisione in determinate zone

Per quanto riguarda i “nasi artificiali”, l’azienda tedesca Dryad Networks, ha ricevuto attualmente un finanziamento europeo di 3,8 milioni di euro per avviare progetti simili in altre aree.

Leggi anche: Come gestire le foreste in modo sostenibile

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