La flat tax, o imposta ad aliquota unica, è uno dei temi al centro del programma del governo Meloni. Si tratta di un modello di tassazione a favore dei professioni e delle imprese, introdotto solo parzialmente negli ultimi anni, che sostituirebbe l’Irpef e il sistema per aliquote a scaglioni.
Fino ad ora, infatti, non è stata attuata per i redditi fino a 100.000 euro. L’intenzione è quella di estenderla a più partite IVA, alle famiglie e in definitiva a tutti, sia persone fisiche sia società. A conferma di ciò è quanto dichiarato dal sottosegretario all’Economia, Federico Freni, il quale a Radio 24 ha confermato come sia allo studio l’ipotesi di ridurre la soglia da cui scatta la riduzione delle detrazioni.
Mentre a fare il punto sulla questione e definire i primi dettagli è stato Giancarlo Giorgetti nel corso dell’audizione presso le Commissioni speciali congiunte di Camera e Senato, del 9 novembre 2022, sulla NADEF. Il Ministro dell’Economia ha lasciato intendere che non ci sarà una flat tax per tutti, non essendoci tempo e risorse adeguate.
Il testo della legge di Bilancio sarà presentato entro la fine del mese di novembre.
Come funziona la flat tax
Per flat tax si intende una tassa piatta ad aliquota del 15 per cento. A volerla è il centrodestra e in particolare la Lega.
Nel programma con cui si è presentato agli elettori la coalizione si impegnava a estendere la flat tax per le partita Iva “fino a 100mila euro di fatturato” e si parlava di “flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”.
Il piano, da attuare in più anni, prevede la concessione del regime forfettario alle partite Iva con ricavi fino a 85-90mila euro.
Cos’è la flat tax incrementale
Fratelli d’Italia, partito di cui è leader il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha parlato di flat tax incrementale, ossia di una tassazione agevolata applicata solo all’aumento di reddito dichiarato nel corso dell’anno e che risulterebbe più vantaggiosa.
Si tratta di una tassa applicabile anche per le partite IVA che non applicano il regime forfettario, alle quali verrà concessa la possibilità di tassare gli incrementi con un’imposta ridotta del 15 per cento, considerando il maggiore tra i redditi IRPEF dei tre anni precedenti.
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