mercoledì, 26 Febbraio 2025
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Genovese, vittima invalida al 40%: “Non può più lavorare”

Prosegue il processo con rito abbreviato di Alberto Genovese accusato di aver violentato una studentessa, causandole danni invalidanti. Vediamo su quali aspetti si basa la tesi della difesa.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.

La ragazza violentata da Alberto Genovese il 10 ottobre 2020 a Terrazza Sentimento, nel suo attico di lusso a due passi da Piazza Duomo, all’epoca aveva 18 anni. La studentessa sarebbe fuggita in lacrime e nuda dal suo aguzzino dopo essere stata drogata e violentata per ore. La droga assunta, un mix tra chetamina e cocaina l’avevano resa incosciente, come “una bambola di pezza”.

Nel processo con rito abbreviato spetterà al legale della ragazza, Luigi Liguori, far comprendere i danni subiti dalla sua assistita. Al riguardo avrebbe dichiarato:

È invalida permanente al 40%. Ha problemi fisici e psicologici e non può più fare la modella, il lavoro che faceva.

Genovese ora si trova ai domiciliari in una comunità di recupero dove si tra disintossicando. I suoi legali hanno riferito che ora l’ex imprenditore è un uomo prudente e non pericoloso per la collettività.

Genovese: il risarcimento e le tappe del processo

Genovese

Del risarcimento di un milione e mezzo di euro, chiesto dalla ragazza vittima di abusi per i danni subiti, l’ex imprenditore aveva offerto 130mila euro, non accolti dalla parte civile. La vittima infatti dopo gli abusi ha dovuto rifiutare diversi contratti lavorativi, e ora per l’invalidità riscontrata non potrà più svolgere il mestiere che faceva, quello della modella.

Le tappe future del processo prevedono il 27 giugno l’interrogatorio a Genovese e alla fidanzata dell’epoca, dopo aver ascoltato la psicologa, consulente della difesa. Il 7 luglio sarà data la parola ai pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini e ai legali della parte civile mentre il 18 luglio interverranno i difensori, Luigi Isolabella e Davide Ferrari. Il verdetto finale dovrebbe giungere il 19 settembre.

La difesa di Genovese punta su intossicazione cronica da droga e disturbi cronici

Per la difesa Genovese all’epoca dei fatti era incapace di intendere e di volere a motivo di un’intossicazione cronica di stupefacenti che gli avrebbe impedito di discernere il consenso iniziale dato dalla ragazza.

Questo è quanto depositato dalla difesa, esito della consulenza medica. Si tratterebbe di una relazione di 36 pagine in cui i legali Isolabella e Ferrari scrivono che lo stato mentale di Genovese per abuso droghe era patologico e caratterizzato da un disturbo cronico e da importanti compromissioni cognitive.

A queste va aggiunta la dipendenza da alcol, unito a un “disturbo psicotico secondario all’uso di sostanze e di personalità con tratti istrionici, narcisistici e ossessivo compulsivi”.

Inoltre a comprovare la sua condizione c’è la riduzione e dopo l’interruzione di fatto della sua attività lavorativa dal 2016. L’uso abnorme di droga gli avrebbe anche provocato un’atrofia cerebrale e uno scadimento cognitivo, tanto che le sue capacità, un tempo sopra la media, si sarebbero ridotte e adesso rientrano nel range di normalità.

Leggi anche: “Mai un bambino potrà varcare la soglia del carcere”: la proposta di legge

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Michela Sacchetti
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Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.

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